sabato 24 agosto 2019

Backfire

Non è cambiato molto da quando è arrivata. Forse solo il fatto che ha imparato a capire le persone che la circondano. E ha imparato perfino a rispondere a tono quando serve.
Ha messo da parte un po' di quei soldi che le sono stati dati, ma non ci sono molti posti dove nasconderli. La vita alla piantagione è dura, ma le ha permesso di riscoprire se stessa. La maggior parte dei braccianti ancora la evita, come se non riuscissero a fidarsi totalmente di lei. Come se avesse un marchio addosso che solo loro possono vedere. Ma non le importa. Lei ha Flor e tanto le basta. E' perfino riuscita a vedere la sua bambina una volta. Non somiglia più molto alla foto che le ha mostrato, ma somiglia decisamente alla sua mamma. E per qualche strana ragione, vederla le ha fatto raggranellare uno strano nodo alla gola. Non se lo è saputo spiegare, ma ogni tanto le capita.
La memoria ancora non è tornata. Solo quei volti che continuano a susseguirsi, senza una logica, senza che possa chiedere chi siano. Da dove vengono. E da dove viene lei.
Il suo nome ormai è Ariela, ma da qualche parte dentro di lei sa che non è così che si chiama. Sente che c'è un altro nome pronto a sgusciare fuori da un momento all'altro, come se fosse sulla punta della lingua ogni volta. Ma non abbastanza da essere cacciato fuori.
La giornata è nuvolosa, il caldo incessante e subdolo. Ansima appena sotto il grosso cappello di paglia che Flor le ha intrecciato, e la sua pelle ormai patita per il duro lavoro ha quasi smesso di scottarsi. La pausa pranzo ha suonato per tutti, ma dell'amica non c'è traccia. La va a cercare. Non vuole restare da sola mentre si prende quei pochi minuti di calma. Non vuole sentirsi gli sguardi addosso.
Supera la loro baracca, svolta l'angolo che la compone e sente delle voci. Una è di Flor, le altre di due uomini.

- *Avanti, non fare la difficile.*
- *Se fai la brava magari ti piace anche.*

Lei si affaccia e la vede: uno dei due la tiene per le spalle e l'altro armeggia la cintura dei jeans per calarseli.

- Flor? Che succede?

Si voltano tutti verso di lei.

- Ariela...

La donna è sorpresa ma non riesce a dire altro.

- *Ah, ecco la strana piovuta dal cielo. Magari oggi ci divertiamo in quattro, che ne pensi, Juan?*
- *Non sono mai stato con un'aliena.*
- *Oggi è il tuo giorno fortunato allora, amico.*

Sghignazzano e mentre Juan lascia andare Flor il suo compare la prende in carico infilandole una mano sotto il vestito e assaporando le forme voluttuose della donna.

- *No! Ariela, va' via!*
- *Sta' zitta. O ti faccio più male di quanto mi piaccia.*

Lei si irrigidisce ma non scappa. Resta immobile mentre Juan la afferra per un braccio strattonandola.

- *Non mi piacciono le bionde, ma con te farò un'eccezione.*
- Non... Non toccarmi...

Cerca di liberarsi, ma l'uomo la stringe con più forza.

- *Sai, non capisco una parola di quello che dici. Ma se ti faccio urlare non fa differenza.*
- Lasciami!
- *Lasciatela! Non importa che le fate male!*

Florencia cerca di proteggerla, ma lei sente che non può lasciarla lì. Che non può sopportare di vederla così.

- *Ti ho detto di stare zitta, puttana!*

L'uomo la schiaffeggia con forza e lei sente la rabbia affiorare con prepotenza.

- *Avanti, muoviti! Alzati!*

Flor viene strattonata e sbattuta contro la parete, più o meno nello stesso momento in cui Juan la spintona, voltandola per impedirle di reagire, inchiodandola a sua volta alla baracca.

- *Hm, cos'abbiamo qui? Sei proprio un'aliena, allora, eh? Un culo così non l'ho mai visto a nessuna dalle nostre parti...*
- Lasciami.
- *Come dici, dolcezza? Non ti capisco se parli alieno...*
- *Ho detto: lasciami!*

E in un attimo il suo corpo prende fuoco. Letteralmente. I capelli si sollevano, prendendo la consistenza delle fiamme, mentre i suoi abiti finiscono in cenere insieme a quel bel cappello di paglia.
Juan fa un salto indietro, urlando di dolore e lei torna libera di respirare.

- *Maccheccazzo...*
- *E' una mutante! Una cazzo di mutante!*
- *porca puttana!*
- *Sparale!*

Tutte quelle urla, quelle parole, la paura... per un attimo tutto si ferma, procedendo al rallentatore. Tutti quei rumori sembrano accavallarsi ad altri, come se la memoria si stesse risvegliando mentre lei si rende conto di cos'è. Di cosa è capace. Non ha tempo per cercare di estrapolare delle informazioni: un proiettile fischia accanto al suo orecchio e lei deve rapidamente tornare alla realtà.
Vede Juan a terra, sofferente e ululante. Vede Flor accasciata, terrorizzata e sgomenta. Vede l'altro uomo prendere la mira.
In un attimo, seguendo un istinto radicato, gli ringhia addosso neanche fosse un animale e gli si scaglia contro.
Lo atterra. inchiodandolo al suolo e si mette a cavalcioni su di lui. L'uomo urla di dolore, grosse piaghe che gli si sviluppano rapidamente addosso mentre quelle fiamme divorano i suoi tessuti. E lei lo guarda mentr eperde i sensi per lo shock.
Resta immobile finché i gemiti di Juan non la richiamano. Allora si alza e si dirige verso di lui, implacabile.

- *No! No, ti prego! Non volevo! Giuro che non ti toccherò più! Nessuna di voi! Non uccidermi!*
- Sai, non capisco una parola. Ma se ti faccio urlare, non fa differenza...

Lui la fissa senza capire, il terrore che gli beve il sangue lasciandolo pallido, poi quando lei lo afferra per la gola comincia a urlare.
Sono grida che durano poco e si fanno rauche e gorgoglianti poco prima di svanire. E quando anche lui non può più far loro del male, la ragazza di fuoco si rialza, quasi fosse una Fenice rinata dalle proprie ceneri. Ha il fiatone, il cuore che batte troppo velocemente, e non sa come fare per spegnersi.
Ma in qualche modo, è il suo corpo a ricordarselo. La rabbia scema, e così anche le fiamme che l'avvolgono mentre si volta verso Florencia.
La vede ancora pallida e tremante che si raggomitola su se stessa, osservando quei corpi quasi carbonizzati da cui si leva un odore nauseante di carne alla brace.

- Madre de Diòs...

Sussurra a fior di labbra la donna puntandole addosso due occhi sgranati dall'orrore.

- *Perché... Perché l'hai fatto?*

E non è solo la lapura quella che rintocca nella voce di Florencia, ma anche l'accusa.

- I... io...
- *Perché in nome di Dio? Perché li hai uccisi?*
- Io... volevo solo...
- *Ora non potrò più mandare soldi a mia figlia... non potrò più aiutarla!*
- Ma... Flor... loro... *Loro volevano violentarci... volevano farci male!*
- *Non era la prima volta che succedeva! Non è mai stato un problema per me! Hai rovinato tutto! Tutto!*
- Flor... *Ti prego...*
- *Vattene! Vattene via! E' per colpa di quelli come te se ci sono le guerre e la gente muore! E' colpa tua se la mia bambina morirà di fame!*

Quasi non riesce a credere a quelle parole mentre osserva la donna rialzarsi in piedi traballando. Fa un passo per avvicinarsi, per aiutarla a stabilizzarsi sulle gambe, ma lei scatta come se non la conoscesse, un astio talmente profondo negli occhi scuri che la ferisce molto di più delle sue parole.

- *Non avvicinarti! Vattene via! Non voglio vederti mai più! Mai! Mai più!*

Quelle urla le fanno tremare le labbra e il dolore le provoca nuovamente quella strana sensazione di andare a fuoco.
Scappa, corre dentro la baracca, raccoglie quelle poche cose che ha e poi fugge. Sente delle voci avvicinarsi, sa che non gliela faranno passare liscia. Potrebbero addirittura ucciderla per una cosa del genere... Così corre più veloce che può, lasciandosi alle spalle una scia fumante di tuberi che abbrustoliscono non appena li sfiora. Lacrime bollenti le rigano il volto mentre cerca di raggiungere il limitare della piantagione, per poi caracollarsi oltre, verso il confine.
Senza più niente a trattenerla. Senza una meta dove andare, anche se una sensazione precisa la spinge verso nord. Gli Stati Uniti d'America.

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