Curata, lavata e vestita. Le hanno messo un cesto in mano e l'hanno spedita a raccogliere tuberi nella piantagione insieme a centinaia di altri braccianti. La chiamano "Teresita" o a volte solo "Sita" ma ha capito che è più un nomignolo che altro. E non se lo sente bene addosso.
La sera, dopo aver lavorato nei campi fin dal'alba, torna nella baracca affollata in cui l'hanno sistemata insieme ad altre donne più o meno giovani. Le ascolta parlare tra di loro senza riuscire a capirle, rannicchiata in un angolo striminzito in cui ha a disposizione a malapena un cuscino e una coperta. Conta le cicatrici che può vedere e cerca di ricordare. O anche solo di immaginare come se le sia procurate. Ma tutto quello che le sovviene sono solo dei volti. Così tanti, così diversi... Le fanno girare la testa e salire la nausea. Quando poi si addormenta, gli incubi la fanno sudare. Fa sempre tanto caldo. Troppo.
I giorni passano, neanche ne tiene il conto. Rassegnata a quella routine fintanto che la memoria non le arrivi in aiuto. Per darle una spiegazione... darle una ragione. Una sera, raggomitolata come al solito nel suo angusto spazio, una delle donne si avvicina. E' l'unica che non sembra aver paura di lei. Solo curiosa.
- Hey. ¿Estás bien?
- Non... Non capisco...
La donna la fissa con un piccolo sorriso comprensivo e dice qualcos'altro di incomprensibile ma con tono dolce.
Lei continua a fissarla senza rispondere e la donna le si sistema davanti cominciando a gesticolare lentamente. Si porta una mano al cuore e continua a sorriderle.
- Florencia.
- Flo...?
- Flooo... renn... cia!
- Florensìa?
L'altra dice qualcosa e pare divertita ma lei non riesce a sorridere con la stessa facilità.
Le chiede ancora qualcosa, poi la indica e nonostante il diverso idioma riesce a capire cosa intenda.
- Io...
Stringe le labbra, poi scuote la testa. La donna la fissa intensamente, poi aggiunge qualcosa con tono quasi compassionevole. Lei di nuovo scuote la testa non sapendo che altro fare e la donna le sorride.
- Vale.
Allunga le mani, lentamente, come se sapesse che potrebbe fuggire da un momento all'altro, i palmi verso l'alto in una muta richiesta. E dopo un attimo di confusione, anche lei allunga le proprie nello stesso modo. Florencia le sfiora con delicatezza, le prende tra le proprie, le esamina come se vi potesse leggere una storia. Aggrotta la fronte davanti alle minuscole cicatrici e quando rialza gli occhi l'attenzione non è per il suo volto ma per la sua gola. Le lascia andare una mano, sfiorando la pelle deturpata con tocco gentile. per poi spostare lo sguardo sulla sua fronte. Nota qualcosa, a malapena nascosto dai capelli tanto chiari da essere quasi bianchi, e scosta un paio di ciuffi dalle tempie. Due puntini da ustione scalfiscono la pelle altrimenti intonsa e di nuovo quel luccichio compassionevole si affaccia sui lineamenti latini.
Lentamente le mani corrono a carezzarle le guance e si chiudono in una stretta morbida mentre gli occhi scuri si piantano nei suoi. Nel silenzio teso tra di loro c'è una familiarità che non ricorda, ma che da qualche parte il suo corpo dice di aver sperimentato. Forse neanche troppo tempo addietro... Ma tace, lascia che Florencia la esamini con la stessa attenzione con cui uno scienziato valuta un nuovo organismo al microscopio. Respira piano, come se avesse paura del verdetto e alla fine la donna si ritira.
Inspira e dice qualcosa che nuovamente lei non riesce ad afferrare. La fissa in attesa e l'altra le regala un sorriso.
- Ariela. León de dios.
Lei scuote appena la testa senza capire e la donna posa una mano sul suo petto, il cuore che impenna per un attimo i battiti.
- Ariela.
Poi posa la mano sul proprio cuore.
- Florencia.
E di nuovo torna su di lei.
- Ariela.
E finalmente lei pare capire.
- A... Ariela...
La donna annuisce e pare alquanto contenta di essere riuscita a farsi capire. E lei pensa che quel nome non le dispiace poi tanto.
Da quel momento, lei è Ariela. E Florencia diventa l'unica persona su cui può contare. La sera dopo tanto lavoro, si sdraiano vicine: la venezuelana parla e lei ascolta. Si intendono a gesti per la maggior parte, ma tanto basta per creare quel piccolo saldo legame che la fa tornare a sorridere un minimo.
- ¿Tienes hijos?
- Uh?
- Hijos. Los niños. Pequeño.
Ma ancora una volta lei scuote la testa. Florencia pare pensarci su e alla fine tira fuori una foto di nascosto e gliela mostra. E' una bambina dai folti capelli mossi, scuri come quelli della donna, le sopracciglia spesse e un gran sorriso.
- Isabela.
Lei fissa la foto e per un attimo una strana sensazione le smuove lo stomaco e il cuore.
- Issabella.
La donna dice qualcosa divertita, la prende in giro forse, ma non se ne ha a male.
Florencia dice qualcosa commossa, indicandole la foto e poi mettendosi una mano sul cuore, prima di lanciarle un'occhiata intenerita.
- ¿Y tú? ¿Quién tiene tu corazón?
Gli occhi si spostano su Florencia, cercando di capire e solo quando la donna indica un punto all'altezza del suo sterno, là dove batte un muscolo martoriato, riesce a comprendere. Espira pesantemente, scuotendo la testa.
- No. Non ho figli. Non... Non credo.
Lo spera. Spera con tutto il cuore che non ci sia una piccola creatura abbandonata a se stessa a cui manca la sua mamma. Prega perché non ci sia. Perché lei non se la ricorda.
L'altra le posa una mano sulla sua e dice qualcosa, dolcemente. Cerca di rassicurarla, probabilmente, e lei le sorride comprendendo solo l'intento dietro le parole sconosciute.
Poi un'altra domanda, di cui capisce una sola parola, forse. Aggrotta la fronte confusa.
- Dom?
Florencia annuisce confermando quel nome, poi indica il suo fianco sinistro e solo vagamente lei riesce a ricollegare. Ha un tatuaggio.
- Oh... Non... Non lo so...
Istintivamente va a carezzare la piccola scritta lo sguardo vacuo e sperso.
- Deve essere stato qualcuno di importante... se ho il suo nome tatuato.
Non sa di aver detto la stessa cosa che Florencia ha recitato a bassa voce. Due lingue diverse ma lo sguardo che si lanciano è complice.
- Vale. Es muy tarde. Ir a dormir. Cuando llegue el momento, todo volverá. Ya lo verás.
- Sì. Buonanotte Flor.
- Buenas noches, Ariela.
Ma nonostante il sonno, non può far a meno di pensare a tutto. Tutto quello che le manca. E scivolare nell'incoscienza la aiuta solo ad aggiungere altre domande senza risposta alla lunga lista. Solo una piccola, minuscola speranza cerca di sopravvivere. La speranza che Florencia abbia ragione. Che un giorno tutto torni a galla.
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