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Una sensazione la sveglia. Come un bacio che sfiori delicatamente le sue labbra. E' leggero, sfuggente, evanescente. Come un sogno. Ma il sapore a lei sembra reale. Sorride ancor prima di schiudere le palpebre, avvertendo una calda sensazione contro lo stomaco. Ma quando i pozzi azzurri sono ben aperti, l'espressione cambia. Il letto su cui giace è vuoto. Le lenzuola dal lato opposto al suo, intatte. Un'occhiata alla finestra le svela una lama di luce talmente sottile da essere appena percepibile. L'alba sta per arrivare e lui non c'è. I suoi movimenti disturbano il meticcio peloso accoccolato contro il ventre: è stato il suo calore a svegliarla. O forse qualcos'altro?
Allunga la mano verso il cellulare. Nessun messaggio, nessuna chiamata.
Stringe le labbra mentre un sottile presentimento tenta di insinuarsi in lei. Non sono mai stati tanto tempo senza sentirsi. Lui non l'avrebbe mai fatta preoccupare inutilmente.
Cerca di calmarsi, di estirpare quei pensieri ancora prima che attecchiscano. Si alza dal letto, la lunga maglia sottratta all'armadio di lui che le sfiora la metà coscia. Comincia a fare il giro delle stanze, silenziosamente, con i piedi nudi che fanno riecheggiare passi incerti e speranzosi. Non è in cucina, non nel salone, neanche in bagno o nella piccola palestra.
Il cuore ha un tuffo.
Dove sarà?
Lo sguardo corre alla porta di casa, quasi si aspettasse di vederlo comparire se lei lo pensa intensamente. Ma non succede niente.
L'uscio è immobile, il corridoio muto. E un velo freddo sembra cominciare a carezzarle la pelle.
Prende il telefono, compone un numero e attende. Squilla a vuoto. Una, due, tre volte. Quattro. Cinque. Il nervosismo le stringe lo stomaco e neanche il richiamo bisognoso del gatto che si struscia sulle sue gambe riesce a distoglierla.
- Red Wave. Come posso esserle utile?
- Harleen, sono Bryanna. Dom è ancora lì?
- Veramente no. Se n'è andato ore fa.
Il cuore si ferma. Ore. Non ci vogliono ore per arrivare a casa. E non per inviarle un messaggio.
- Tutto okay? Hai capito?
- No. Non è tutto okay. E sì. Ho capito.
Riaggancia.
Dove sarà lui? Cosa starà combinando?
Mentre il cuore e lo stomaco cercano di ribaltarsi in dolorose capriole, un'idea la spinge a uscire da quella porta. E' strano come si aggrappi alla fiducia adesso che l'ha ritrovata.
I piedi sono rapidi nel discendere le scale che la portano al piano inferiore e il cuore martella mentre si affaccia sul piano crollato che ha permesso di scavare una conca in cui lui ha creato una enorme vasca. Ma in quell'acqua cheta non c'è nessuno. E' limpida, liscia, tacita. Assordante nella sua serenità.
Le gambe hanno un tremito. L'ultima speranza a cui aggrapparsi si è sgretolata. Con dita tremanti compone il numero, mentre la sua mente laboriosa le propina immagini di ogni tipo. Ma lui non è raggiungibile.
Neanche un misero squillo, solo la segreteria.
E la sua voce cerca di rimanere ferma mentre registra.
- Dom, dove sei? Sono le cinque e tu non sei a casa. Ho chiamato al locale e Harleen ha detto che sei andato via ore fa. Dove. Cazzo. Sei?
Poi riaggancia. Quella sensazione che l'ha svegliata le fa correre un brivido lungo la schiena. E nonostante i suoi quaranta gradi, deve abbracciarsi.
Torna al piano di sopra e si sdraia a letto.
Non dorme. Non ci riesce. Tiene gli occhi incollati al telefono e aspetta.
Aspetta il giorno e che quella sensazione passi. Aspetta che lui torni e la faccia sentire sollevata, arrabbiata e fortunata.
Ma quel presentimento non passerà mai.
Lui non tornerà mai.
Il suo sogno è stato soffocato. Non esiste più. Qualcuno glielo ha portato via. E presto o tardi la ragazza lo saprà.
Tutto il mondo lo saprà.
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Ha cercato. Ha provato in qualunque posto le venisse in mente.
I giorni sono passati e di lui nessuna traccia. Nessuna notizia. Neanche dai bassifondi.
E il suo cuore ogni giorno ha perso un pezzetto in più. Quando varca la porta dell'ospedale è ormai ridotto a pochi frammenti, levigati da quella mente macchinosa che le offre sempre nuovi scenari, sempre più assurdi.
Al bancone chiede informazioni e finalmente, dopo svariati tentativi in altre strutture, viene spedita a parlare con un supervisore. Qualcuno che forse sa.
La fiammella si riaccende. Un frammento di cuore torna a vibrare appena.
Trova la dottoressa.
La tensione le divora la pancia, ma riesce ad avere un tono fermo.
Poche parole, un nome e niente più, ma di nuovo le notizie sprofondano l'animo. Non ci sono pazienti con il suo nome.
- Può descrivermi brevemente l'aspetto fisico di Mister Blake?
Stringe le labbra, un piccolo nodo in gola. Le pare di averlo davanti, nella sua mente. Ogni dettaglio, ogni minimo particolare. Ma come può far capire a quella donna cosa si prova a non saper descrivere a parole la perfezione che lei trovava in lui?
- Lui... è alto due metri. Ha la pelle scura. La testa è rasata e ha.. gli occhi neri.
Riduttiva. Quella descrizione lo è talmente tanto che quasi non lo riconosce in essa. Ma deve essere sintetica, deve trovarlo e non ha tempo da perdere. Ogni secondo lontano da lui, è un secondo di vita perso nel vuoto.
- E'.. è bello da morire..
Le sfugge, ma non poteva tenerlo per sé.
Ha freddo al solo pensiero di non poter vedere più la bellezza del suo sorriso, di non poter sfiorare più la solidità del suo sguardo, di non poter più affondare nella freschezza delle sue labbra.
Aspetta, ed è un'attesa che si riverbera nell'eternità di pochi attimi.
- La prego, mi segua
Poche parole. Solo quattro. Sono sufficienti.
Lo sguardo si riaccende, ancora una volta. E lei si getta dietro la dottoressa.
- Abbiamo un uomo che corrisponde alla sua descrizione ma si trova in obitorio. Non sappiamo chi sia. Se la sente di verificare di persona?
Un ascensore, le porte che si aprono e il piano selezionato. Non vede niente. Quelle parole sono un baratro. Talmente profondo che le tenebre sono solide. Se ci cadesse dentro, impatterebbe contro le ombre. Come quella notte maledetta. O forse benedetta.
Non ascolta più la dottoressa. Può sentire solo il battito del proprio cuore mentre le porte si aprono di nuovo davanti a lei.
Una brezza gelida la accarezza, la sua pelle si rattrappisce, ma lei non la percepisce. Segue la donna e quel corridoio è improvvisamente il più lungo che abbia mai percorso. I suoi passi rimbombano, ma sono sordi. Lei è sorda.
Poi un'altra porta davanti a loro.
"Obitorio".
Rimane immobile, una statua di granito, a fissarla. Poi entra.
E' come essere in un sogno. O forse nel peggiore degli incubi senza colori. Anche se quella stanza i colori li ha. Ma nella sua mente, tutto è rallentato, tutto è incolore, tutto è appassito. Come il suo cuore.
Uno sportello di metallo.
Solo questo la divide da quello sconosciuto. Dalla verità.
Di nuovo la voce della dottoressa cerca di insinuarsi oltre quel velo grigio, e a malapena riesce a risponderle. Un suono talmente flebile che serve il cenno del capo per confermarlo.
Poi il rumore. Titanio su titanio, scorre, si blocca, echeggia.
Gli occhi scorrono la figura. Due metri per novanta chili circa. Muscoli. Un cartellino a un alluce. Quei piedi potrebbe riconoscerli, ma il suo cervello si rifiuta.
Mani delicate smuovono il telo bianco e rivelano il volto.
Tu-tum. Tu. Tum. Tum. Biiiiiiiiiiiiiiiiiip.
Il mondo cessa di ruotare. L'universo smette di esistere. La vita muore.
Si sente lontana e vicina. Sente il vuoto che la riempie.
La mano si muove. Non ci crede. Vuole assicurarsi di ciò che gli occhi rimandano alla mente.
Ma non c'è niente di cui ingannarsi.
Dom è lì, davanti a lei. Freddo, immobile. Sfigurato.
Lo accarezza nel totale silenzio, reso tale solo dal respiro assente.
Quegli occhi chiusi, quella fronte dispiegata, quelle labbra immobili. Lui è lì. Eppure non c'è più.
- Dom...
Un sibilo che le sfugge. La bocca ha voluto dire ciò che al resto di lei è sfuggito. Lo ha dichiarato e riconosciuto, e adesso, come una marea, ogni parte di lei prende atto di quanto affermato.
- Dom...
Gli occhi si annebbiano. Le lacrime sono troppe e troppo forti da frenare. Spaccano la diga prima ancora che se ne renda conto e la mano gemella rimasta al suo posto, composta, cerca di avere un assaggio anche lei di quella figura giacente.
- DOOOM!!
Un'esplosione, le gambe che cedono e lei si accascia su quel corpo.
Finalmente consapevole.
Finalmente cosciente.
Finalmente devastata.
Rabbia. Subentra rapida, senza neanche dare il tempo alla negazione di fare capolino.
Cerca risposte, cerca di svegliarlo, cerca di capire.
L'ira che ristagnava da giorni prende vita. Il calore aumenta, il fuoco ormai pronto a sfociare. La miccia ormai pronta all'innesco.
Poi un dolore inaspettato, così forte che la trova impreparata. La temperatura crolla, le gambe cedono, le lacrime bruciano.
Annichilita, affranta, sconquassata. Lui è morto e lei è stata fatta a pezzi.
Qualcuno ha fatto bene il suo lavoro.
Qualcuno non sa cosa ha innescato.
Qualcuno pagherà.
Lo giura.
E Bryanna mantiene i giuramenti.
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