Day Five
Secondo anno. Tutto uguale e tutto diverso. S e B si sono lasciati, ma di lui ormai non mi importa più. Lei è mano nella mano con il nuovo quarter back di football e il cestista ne sembra alquanto sconvolto. Si riprenderà. Tutti si rialzano prima o poi. Quando sono tornata ho notato alcuni sguardi stralunati. I freshman di quest'anno non sanno chi sono. Meglio per loro. E anche per me. Mi ero ripromessa di guardare storto il primo che avesse sussurrato qualcosa su di me, ma è passata la prima settimana e nessuno ha osato insultarmi. Forse la tempesta è passata ora che S. ha nuove matricole da torturare. Sarà un piacere vivere serenamente quest'anno.
Day Twentynine
Fanculo. Ebbene sì, l'ho scritto. E prima ancora gridato. E ancora prima pensato. E' tutto per S,P. che da adesso in avanti rinominerò "Stronza Patentata". Per lei e per la sua schifosa volubilità. Ma soprattutto per la sua perfidia. E.P. (il quarter back) l'ha mollata. Così, all'improvviso. E su chi sfogarsi se non sulla prima malcapitata di passaggio? Facciamole lo sgambetto in mezzo alla sala mensa, ma sì! E rovesciamole addosso anche l'aranciata in testa! E' così divertente sapere che dovrà seguire il resto delle lezioni fradicia e appiccicosa! Credevo che potesse essere diverso per me quest'anno, ma evidentemente mi sbagliavo. Lo sgabuzzino mi attende per un nuovo "fantastico" anno...
Day Sixtytwo
Le acque si sono un po' calmate, ma non posso dire di averla scampata. di sicuro l'arrivo di J. C. (una matricola che si è trasferita da poco in città) ha attirato molta attenzione e adesso la Stronza Patentata ha altro a cui pensare. Ma quando il giocattolino avrà smesso di funzionare sono sicura che sarò la prima a saperlo. Intanto però mi godo questo piccolo refolo d'aria che mi viene dalla finestra dell'aula di musica. Non credevo esistessero studenti che saltano il pranzo per darsi a mini battle di freestyle, ma evidentemente ci sono molte cose a me sconosciute. Come per esempio "kiss my ass" possa far rima con "I'm a ghost" e suonare pure minaccioso. Dovrei provare a buttare giù qualche rima, chissà che non mi riesca tirar fuori qualcosa di decente.
Day One hundred Thirteen
Sogno o son desta? Calmiamoci, prendiamo un respiro. Uno di quei ragazzi ha fatto un complimento ma non significa niente. Anzi, non sei neanche sicura che fosse un complimento, giusto?
E' stato più forte di me, mi sono lasciata prendere dalla situazione e ho rischiato una figuraccia. E invece, contro ogni aspettativa, ce l'ho fatta. Ho spaccato di brutto! Anche se la sorpresa è durata poco. Quasi subito si sono allontanati e sembravano anche piuttosto spaventati. Che cosa avrò fatto mai per meritarmi quegli sguardi? Ma uno di loro no. Lui mi ha fissata negli occhi con una strana piega sulla bocca e poi ha detto "Sei più umana di quanto sembra, X-girl". Non so cosa abbia voluto dire, ma di certo non era schifato come gli altri. Forse c'è ancora speranza. Forse posso ancora credere in un domani diverso da questo cesso di momento.
Day One hundred Sixty
"Stabber". E' così che si fa chiamare, perché a suo dire: "Le mie rime feriscono più di una lama". E' strano, ma è l'unico che non prova ribrezzo nei miei confronti. Mi ha anche salutata con uno "yo" un paio di volte. Forse non è molto, ma è sempre meglio di niente. Soprattutto dal momento che la Stronza Patentata, come previsto, si è annoiata del nuovo giocattolo e ha cominciato a punzecchiare nuovamente la sottoscritta. Ma adesso va bene. Ora ho la musica. Tutta quella che riesco a fare con le mie sole labbra e la prontezza di riflessi. Ho tanto da dire che non ho mai detto e ora so come farlo. Black Fire. Ricordatevi questo nome!
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