sabato 13 febbraio 2016

A "Fresh" New World

Day One
Ci siamo. Domani è il primo giorno di scuola. Spero di trovare qualcuno con cui parlare. Non voglio fare la fine di questi tre anni da sola. Sarò carina, giuro! O almeno ci proverò. Non so neanche come si fa... Ma ci proverò. Ho anche i jeans e la maglietta nuova. Mamma mi ha portata a fare i capelli e per la prima volta mi ha permesso di mettermi lo smalto. Non vedo l'ora di entrare in classe!

Day Four
Non capisco perché mi guardano tutti strano. Eppure ci sono ragazze più bizzarre di me! Sono tutte piene di piercing e tatuaggi e vanno in giro con ciocche di capelli colorate a caso. E a differenza mia si truccano anche moltissimo e si vestono tutte di nero. Perché allora dovrei essere io quella "strana"? L'ho sentito sussurrare alle mie spalle. Era una di quelle cheerleader che ti guardano dall'alto i basso. Avrei voluto risponderle, ma non volevo farle capire che mi infastidiva. Meglio non avercele contro quelle! Sono delle vipere, si vede subito. Mi terrò alla larga e cercherò di passare inosservata... Anche se non sembra possibile.

Day Eleven
Credevo fosse facile evitare le cheerleader, ma sembra abbiano occhi e sussurri ovunque. S.P. (non userò il suo nome per intero, ho paura che possa rintracciare questo blog) è il capo della banda, e ogni volta che le passo vicino, anche per sbaglio, fa uno strano gesto con le dita sulla fronte. All'inizio non capivo cosa intendesse, ma poi ho sentito qualcuno dire in mensa che sono un'aliena. Non capisco perché lo pensino... qualcun altro invece ha accennato alla parola "mutante". So che vuol dire e non capisco perché dovrebbe offendermi. Ma sembra che per gli altri sia qualcosa di brutto... Non so proprio cosa pensare. Però ho deciso che da domani troverò un posto tranquillo dove mangiare. Non mi piacciono tutti quegli sguardi addosso e per di più se cerco di sedermi da qualche parte, i ragazzi si alzano e se ne vanno o mi guardano storto finché non me ne vado. E' umiliante, ma cosa posso fare? Sono sola in un mare di squali...

Day Twentysix
Comincio a odiare quel posto. La scuola. Pensavo sarebbe stato diverso dalla Middle ma mi sbagliavo. E' anche peggio. Da quasi due settimane mi tocca mangiare chiusa in uno stretto ripostiglio in cui il custode mette le scope e il secchio e non potrebbe essere più deprimente. Sento continuamente quei bisbigli seguirmi e oggi per la prima volta andando a sbattere contro una ragazza, quella mi ha rivolto uno sguardo di disprezzo fissandomi dall'alto in basso per poi sibilare: "Guarda dove vai, e.t.!" Non capisco. Cosa ho fatto di male? Perché tutti continuano a trattarmi come se fossi qualcosa di orribile? Non è giusto. Proprio non lo è!

Day Fourtytwo
Vorrei poter mollare tutto e andarmene. Prendere le mie cose e scappare via. Ma non posso. Posso solo tenere la testa bassa e sperare che questi mesi passino in fretta. Ho cercato di parlarne a mia madre, ma ogni volta mi sento una codarda e una spiona. Non posso aggravare la mia situazione così... ma non posso neanche continuare a starmene zitta. Non voglio passare dalla parte del torto ma neanche restare ferma a fare da zerbino per quelle stronzette. Sì, l'ho detto! Stronzette! Sul mio armadietto hanno pitturato una grossa X circondata e il bidello ha dovuto strofinare a lungo per ripulirla. C'è ancora l'alone, ma almeno non è così evidente... Vorrei sotterrarmi e al contempo scavare la fossa per quelle arpie. Ma non posso. Il padre di S. ha fatto delle donazioni importanti alla scuola e quindi nessuno mi crederebbe. Non so che fare... non ho nessuno che mi aiuti o che prenda le mie difese. E mamma e papà non potranno essere con me a scuola quando ricominceranno le lezioni e quelle psicopatiche gireranno indisturbate per i corridoi. Non voglio rischiare il linciaggio. Perciò raccoglierò tutta la calma e la pazienza di cui dispongo e le incanalerò in questi mesi. E speriamo che nonno T. mi ascolti da lassù e mi aiuti...

Day Sixtyseven
Ormai la situazione è stabile. Dopo il primo periodo di continue offese, sembra che S. abbia preso un ritmo nelle sue cattiverie: una volta ogni due settimane mi lancia un'ammonizione o si fa una risata sulle mie spalle, e se sono abbastanza remissiva mi lascia in pace per altre due settimane. E' questione di sopravvivenza ormai. Lei attacca, io incasso, e tutt'e due continuiamo per la nostra strada. Potrei anche farcela così. Potrei anche sopportarlo.

Day Ninetyeight
I Mid Terms sono appena passati e già non vedo l'ora di arrivare ai Finals. Voglio l'estate e restare a casa con la mia famiglia. Voglio il sole sulla faccia e non dover più pensare a queste orrende mura scolastiche fino a settembre. Le bassezze di S. si limitano a una smorfia di quando in quando, soprattutto se mi incrocia per sbaglio fuori da scuola. Ormai non mi fa più neanche tanto effetto. Però, anche se la storia sembra essersi sgonfiata, gli altri continuano ad evitarmi. E lo continuo a mangiare nello sgabuzzino. E' triste, ma a questo punto non saprei neanche come fare a farmi degli amici. Come si può condannare delle persone ad essere indicati come "gli amici dell'aliena"? Non sono così crudele... Anche se forse non tutti si meritano questa mia gentilezza. Anzi, nessuno di loro la merita. Ma anche io mi merito persone migliori, e perciò non intendo avvicinarmi a nessuno. Non in questa scuola. Non in questa prigione.

Day One hundred Thirtynine
B. F. (quanto vorrei scrivere per intero il suo nome, ma di nuovo non me la sento). Gioca a basket. E' veramente bravo. E carino. Davvero troppo carino. E mi ha guardata. Ne sono sicura, perché intorno a me non c'era nessun altro. Solo io. Da sola sugli spalti in alto in un angolo remoto. E lui mi ha fatto l'occhiolino. Non posso crederci. E' stato così... magico! Avrei voluto rispondergli, ma mi si è impastata la bocca. Forse finalmente questo anno comincia a prendere una sfumatura rosata...

Day One hundred Fiftyone
Manca poco. Devo tener duro solo poche settimane. I Finals sono vicini e così le vacanze. Non dovrò più vedere S. e il suo nuovo atletico ragazzo baciarsi di fronte a me. Non dovrò più nascondere le lacrime dietro la frangia. Non dovrò più girarmi dall'altra parte facendo finta che non esistano. Il cuore è un mattone. E io vorrei tanto lanciarlo nel vetro della finestra della camera di quella stronza. Tra loro non durerà. Io lo so, ma B.F. no. Non posso neanche dirglielo. Non frequentiamo le stesse lezioni e non oso avvicinarlo in corridoio, Lui è troppo per me e poi S. lo controlla attentamente. Ha spie ovunque e non voglio mettermi nei guai. Forse potrei lasciargli un biglietto. Ma mi crederebbe? O mi metterei solo nei guai? Non voglio peggiorare la situazione. Solo poche settimane e non li vedrò più. E intanto sguardo basso, testa sui libri e raccoglierò i cocci infranti.