[//post narrativo]
Urla. Non può fare diversamente. Urla a pieni polmoni e quando non può, ringhia e sbraita. Non pensava davvero che avrebbe sopportato così poco quel dolore, considerato tutto quello che ha patito fino ad ora. Ma in questo momento non vede l'ora che finisca tutto quanto e che quella piccola, uggiosa creatura esca da lei per emettere il suo primo vagito.
Senza rendersene conto ha anche afferrato il camice di uno degli infermieri e tra una spinta e l'altra, incitata dal ginecologo, gli ha lanciato un'occhiata non tanto di fuoco quanto di pure energia a stento trattenuta. Sì, perché non solo si deve preoccupare di spingere fuori quella nuova vita, ma deve anche cercare di controllarsi: la sua temperatura deve rimanere ai livelli basali impedendole di diventare una torcia umana e in più c'è pure quel nuovo potere che ha scoperto solo di recente di possedere. Un potere che si sta facendo ben evidente a ogni minuto che passa, disegnando perfettamente le vene solitamente nascoste sottopelle e tingendole di un inquietante violetto neon, pienamente paragonabile a quello di alcune insegne di night club.
- Do... dov'è... dov'è Brendan?!
- Non... non lo so miss Davies...
- Non... non lo sai?!
- La prego, miss Davies, si concentri!
- SCREW YOU!
- Miss Davies, se non si concentra sulla respirazione tutto questo si protrarrà più a lungo e suo figlio...
- GGRRROOWL! FIGLIA! E' UNA FEMMINA!!
- Va bene.. mi scusi. Sua figlia potrebbe anche riscontrare delle problematiche. Perciò la prego, segua il ritmo che le hanno insegnato nei corsi pre-parto...
- Non... non li ascoltavo! Aaaaaarrrrghhhh!!
- Allora, segua il ritmo che le ho imposto io! Inspiri... ed espiri... inspiri... e spinga!
Il ginecologo lancia un'occhiata fugace all'infermiere che ancora è impigliato nelle forti dita della ragazza quasi cercando il suo sostegno in quella difficile operazione. Istintivamente, quel ragazzo dal buon cuore le afferra la mano, forse per aiutarla a sua volta, ma di certo quel gesto non viene apprezzato. Il carpo viene quasi ridotto in briciole dalla stretta della Wolves che al contempo si volta per fulminare sul posto il poveretto.
- CHECCAZZOPENSIDIFARETU?!
- I-i-i-i-io...
- NONMITOCCARE!
- M-m-ma è stata lei a...
- UAAAAAAAARRRGH!!
- AAAAAAHHUUUU!
- Miss Davies, la prego! Gli lasci la mano!
Con fatica e un tremore incontrollabile l'Hunter riesce ad ascoltare il medico e staccare le dita dalle falangi fratturate dell'infermiere che quasi si affloscia a terra mentre lei torna a concentrarsi su quella respirazione.
Inspira, espira e serra le palpebre. Sente quell'energia premere con forza e cercare di attraversare la barriera sottile della carne per dirigersi sul primo bersaglio che gli occhi potrebbero incontrare e non intende far secca l'equip che la sta assistendo. Non saprebbe proprio come cavarsela se dovesse stendere tutti e tre i Doc.
Le unghie si conficcano nel tessuto del lettino mentre i denti stridono al punto da sembrare di essere sul punto di sgretolarsi gli uni contro gli altri. Il lenzuolo finisce strappato mentre un altro urlo matura nella sua gola per poi venire proiettato fuori con un'altra spinta.
- Ci siamo quasi, Miss Davies! Sua figlia è quasi del tutto uscita.
- QUASIDELTUTTO?! MIPRENDIPERILCUL....OOOOOOOOOOHHH!!
- Eccola! Un'ultima spinta!
- Dottor Foster, c'è un certo Brendan Scott che dice di poter assistere....
- NONFATELOENTRARE!
- Avete sentito Miss Davies?
- Sì, ma...
- BRENDAAAAAAAAAAAAAAAAAN! RESTADOVECAZZOSEIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!
E forse da qualche parte oltre il corridoio l'amico la sente pure e le risponde, ma lei non se ne accorge. Ormai è una specie di lampadina al neon viola che si illumina sempre di più quasi si stesse sovraccaricando, completamente zuppa di sudore e allo stremo delle forze.
Spinge con tutta se stessa, facendo passare quel fragile corpicino da dentro a fuori di lei, con gli infermieri ormai più pronti a scappare che a darle una mano. L'unico che sembra non fare (quasi) una piega è proprio il medico in fondo al lettino che continua a rimanere concentrato su quanto sta accadendo.
- Miss Davies, un'altra spinta. L'ultima, glielo prometto. Pronta?
- GRRRRSHLLL... Sì!
- Allora mi segua: inspiri... ed espiri... inspiri... ed espiri... inspiri... e SPINGA!
- UUUUUAAAAAARRRRGHHHH!
E non ce la fa più. Non riesce più a trattenere quel potere nuovo e gli occhi si spalancano al soffitto lasciando che un raggio d'energia violetta vi si scagli contro, bruciacchiando l'intonaco bianco e annerendolo irrimediabilmente. Lo crepa e intanto sotto di lei il lettino si surriscalda. Rischia di dare fuoco a tutto quanto ma per fortuna il dolore sembra svanire quasi completamente. Quella sensazione di compressione, la sofferenza, tutto svanisce nel momento in cui alle sue orecchie arriva il pianto di sua figlia.
Le braccia le tremano, le gambe sono due budini, il cuore batte così veloce che quasi può tradurne il pezzo su spartito e il resto di lei sembra sul punto di intraprendere un lunghissimo viaggio di sola andata per l'oblio. Ma la testa scatta subito. Gli occhi corrono a cercare quella figurina stretta tra mani inguantate di lattice bianco sporco di sangue. E lì la trovano, piangente e urlante. Certo ancora non ha la voce della mamma, ma pare che ci provi lo stesso a finire di stracciare i timpani di coloro che hanno assistito.
Ed è istintivo il sorriso che le compare in volto. Osserva quel corpicino che si agita mentre viene lavato, separato dal cordone e infagottato e per un attimo le pare che tutta la sua vita si sia ridotta solo a quel momento. A quell'unico, intenso, memorabile momento.
I gomiti cedono e lei si ritrova sdraiata sui cuscini mentre l'infermiera sfuggita alla sua stretta mortale le porta quel cucciolo avvolto e protetto ma ancora urlante. Si sente spossata, pronta a lasciarsi andare, ma ancora resiste. Resiste per poterla tenere in braccio e osservarla da vicino.
- E' proprio una femminuccia adorabile...
- No... non è adorabile... è incazzata. E la capisco...
E nel dirlo sorride l'Hunter, senza guardare l'infermiera ma concentrandosi su quei lineamenti distorti dal pianto che tuttavia trova siano i più belli che abbia mai osservato in vita sua.
- Ma le passerà... ci sono io adesso con lei... non andrò da nessuna parte... starò con lei per sempre... o finché lo vorrà... finché non capirà quello che vuole dalla vita e non se lo prenderà... le insegnerò a farlo... a prendersi quello che si merita... e pretendere l'impossibile...
[Few hours later]
Le voci si rincorrono, si cercano, sussurrano. La circondano e avvolgono il fagotto stretto tra le braccia della Fata Brenda. La bimba ha fatto il giro dei parenti prima di tornare a sonnecchiare in collo a colui di cui ha sentito la voce più spesso che di chiunque altro. E lei non sa se esserne contenta o gelosa. E' talmente stanca che vorrebbe rimettersi a dormire, ma al tempo stesso non vuole perdersi neanche una delle tante espressioni che colorano i volti di chi le sta intorno. In realtà, ne manca uno molto importante, ma a questo cerca di non pensare. Sa che quella persona sta vegliando e sta godendosi questo attimo. Le pare quasi di sentire il caldo peso del braccio di Dom sulle spalle mentre continua a fissare il fagottino rosa caramella che viene cullato su e giù, a destra e a sinistra da quell'allegra compagnia e quella sensazione le infonde tranquillità.
Sono ancora tutti allegri quando una presenza inaspettata si fa avanti.
Alzando gli occhi, l'Hunter incontra lo sguardo di suo padre. E' quasi un anno ormai che non vede e non parla con lui. Il chiacchiericcio ammutolisce e l'aria si fa appena più pesante. Nessuno si muove e a malapena pare che sua madre respiri.
Gli occhi scuri dell'uomo si spostano, la cercano, si fissano su di lei. Poi, dopo un attimo, scivolano sulla famiglia lì accanto. Sfiorano quel fagotto e vi si soffermano non appena lo realizza veramente. Pare indeciso per un lungo istante, ma subito dopo si dirige senza una parola verso sua nipote. Si ferma davanti a Brendan, ancorato con gli occhi a quella figura fragile e delicata avvolta in una copertina e dopo averla soppesata con cura alza uno sguardo speranzoso sul ragazzo.
- Posso?
Lui chiede prima silenziosamente il permesso della mamma, ma non pare troppo restio a consegnare quella piccola vita nelle mani del metalmeccanico.
L'uomo la tiene con una delicatezza inaspettata e la sbircia con attenzione. La scruta, cerca evidentemente qualcosa in lei, poi i suoi occhi scuri tornano sulla figlia allettata.
- Ti somiglia.
Lei fa una smorfia e incrocia le braccia al petto.
- Somiglia anche a Dom.
- No. E' uguale a te. Anche tu sei nata con questa espressione incavolata. Sei nata incazzata con il mondo, Bryanna. E forse è colpa mia se non sei mai riuscita a togliertela.
L'uomo sospira e si avvicina al lettino, lasciando che le sue parole aleggino nell'aria, facendo trattenere il fiato alla famigliola rimasta in disparte rispetto alla neo-mamma.
- E' colpa mia se non sei mai riuscita a sentirti accettata e amata. E' colpa mia se non ti sei sentita protetta...
Mentre parla, raggiunge la figlia, con quel fagotto rosa ancora teneramente trattenuto tra i palmi callosi. La sua voce è ferma, ma è chiaro che quelle parole siano sentite. E perfino per il cuore gelido dell'Hunter è una stoccata fin troppo profonda.
-Ho fatto un casino, Bry. Credevo di essere un buon genitore, ma mi sbagliavo. Non ero pronto. Non per una testona come te. Tu sei... più forte di quanto mi sarei mai aspettato. Non mi sono accorto di quanto fossi cresciuta finché non me lo hai sbattuto in faccia. E mi ha ferito. Profondamente. Perché mi ha fatto capire quanto mi stavo perdendo di te e della tua vita. Quanto fossi cieco.
L'uomo sospira, continuando a spostare lo sguardo dalla figlia alla nipote, entrambe stranamente in silenzio.
- Non voglio più perdermi niente, Bryanna. Di te, dei tuoi successi, delle tue sconfitte... della tua vita. Voglio poter essere il padre che meriti. Un padre che non si nasconde dietro delle scuse o delle stupide giustificazioni. Voglio imparare a conoscerti di nuovo e apprezzarti per la donna che sei. Perché già sono orgoglioso di te...
Senza neanche rendersene conto, l'Hunter tira su con il naso e cerca di nascondere le lacrime strofinandosi goffamente gli occhi. Non vuole piangere, ma è già troppo tardi.
- Puoi perdonarmi?
Eccolo, il colpo di grazia. Suo padre ci ha sempre saputo fare con le parole. Non che siano mai stati dei gran chiacchieroni, ma all'occorrenza sa farla sentire colpevole e ridurla a un guscio di vulnerabilità. E quest'oggi non fa differenza.
Lei inspira profondamente e torna a fissarlo, sorridendo appena prima di annuire convinta.
- Sì, pa'. Ti perdono. Ma tu smettila di fare il sentimentale.
Anche l'uomo si permette di sorridere prima di staccare una mano dalla nipotina per poterla avvolgere intorno alle spalle della figlia.
Senza neanche pensarci due volte, la Lupa allarga le braccia per ricambiare quel gesto. Si sente finalmente completa adesso e neanche i singhiozzi a stento trattenuti di sua madre potrebbero farla stare meglio. Tutto è tornato com'era prima che la sua vita facesse un testacoda clamoroso per poi ripartire a mille in una direzione imprecisata senza una meta. E per la prima volta dopo mesi, forse riesce a riscoprire qualche segnale conosciuto su quella strada che le sfreccia davanti.
Quando si scostano per contemplare la piccola Dyana appisolata, un rumore proveniente dal corridoio pare metterla in allerta.
- Dov'è? Dov'è? Ohohoh! Eccola là! E' quella, vero?
- Sì, tesoro, è quella...
- Dov'è quella testacalda... BRY!!
- Zia Phoe? Ma... non eri tipo alla Casa Bianca a protestare per la SSA?
- Ti pare che mi perdo la nascita della mia pro-nipote?
Il suo entusiasmo si smorza appena quando inquadra il cognato, ma dalle espressioni nella stanza pare comprendere al volo quanto è appena accaduto. Il suo sorriso si fa ancora più smagliante, al punto che potrebbe mettere in ombra lo splendore del figlio di Apollo alle sue spalle, prima di avvicinarsi rapidamente ma con una certa attenzione.
- Uh! Eccola qua! Oh, ma quanto sei tenera! Un biscottino alla gianduia!
- Zia...
- Sìsì, lo so. Toni bassi o si sveglia, giusto?
- No, ti prego di non chiamarla biscottino alla gianduia o cazzate simili...
- Umf. Se non vuoi una bella strigliata d'orecchi, signorina, ti consiglio di imparare a tenere a freno la lingua davanti alla bimba in presenza di tua nonna. Sarebbe capace di arrostirti sul posto se ti sente usare certi turpiloqui.
- Beh, la nonna non c'è, quindi posso turpiquolare quanto mi pare!
- Beh, mi dispiace contraddirti cara, ma tua nonna sta per arrivare.
- COSA?!
- A dire il vero, Bryanna, stanno arrivando tutti...
- Tutti... tutti?
- Sì, tesoro.
- Oh, Jesus...
Il resto è storia... di famiglia.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.